Il mio Pinocchio
racconto teatrale con oggetti
liberamente ispirato a Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi
di e con Giacomo Guarneri
co-regia Marcella Vaccarino
scene Giacomo Guarneri disegno
luci Vito Bartucca
produzione Piccolo Teatro Patafisico e La Pentola Nera
liberamente ispirato a Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi
di e con Giacomo Guarneri
co-regia Marcella Vaccarino
scene Giacomo Guarneri disegno
luci Vito Bartucca
produzione Piccolo Teatro Patafisico e La Pentola Nera
«Nessuno cresce se non è sognato»…
Noi il nostro Pinocchio lo abbiamo sognato a lungo, e lo abbiamo fatto insieme ai bambini e alle bambine dei nostri laboratori creativi, innanzitutto. E infatti questo lavoro ne conserva le espressioni, le immagini, il linguaggio e perfino le storpiature, come fossero pietre preziose. Abbiamo fatto gli artigiani anche noi, proprio come quel Falegname famoso che di mestiere faceva il povero, che abitava una casa-casina col fuoco dipinto sul muro e le finestre murate, ma che pure era capace di dare la vita alla materia inerte… Istinto, stupore, ingenuità, purezza, energia, improvvisazione: vita allo stato puro è Pinocchio! Ansia di conoscere, fare, sperimentare: movimento incontenibile! Difficile da annichilire a un banco di scuola o dentro un vestito pulito, perché Pinocchio, nel bene e nel male, è il principe della disobbedienza. Provare, sbagliare, andare a zonzo, rubare, farsi abbindolare, perfino tradire rientra nel suo diritto di fare esperienza. Che privilegio enorme poterlo ascoltare, vederlo giocare, ridere, crescere, e poterlo accompagnare! Il viaggio inizia sgusciando via da casa, inizia con la menzogna e col tradimento del babbo addirittura. È un viaggio necessario: non perché Pinocchio debba normalizzarsi, diventare un bambino in carne e ossa come tutti gli altri. No! Il nostro Pinocchio è già un bambino, non ha bisogno di diventarlo. Piuttosto, se c’è una cosa che lui ha sempre desiderato è di avere un fratellino. Chissà se poi alla fine verrà accontentato… Lo scopriremo alla fine, quando il nostro amico fiorisce addirittura, com’è che dovrebbe accadere a ogni persona, e può finalmente fare ritorno alla sua casa-casina.
Noi il nostro Pinocchio lo abbiamo sognato a lungo, e lo abbiamo fatto insieme ai bambini e alle bambine dei nostri laboratori creativi, innanzitutto. E infatti questo lavoro ne conserva le espressioni, le immagini, il linguaggio e perfino le storpiature, come fossero pietre preziose. Abbiamo fatto gli artigiani anche noi, proprio come quel Falegname famoso che di mestiere faceva il povero, che abitava una casa-casina col fuoco dipinto sul muro e le finestre murate, ma che pure era capace di dare la vita alla materia inerte… Istinto, stupore, ingenuità, purezza, energia, improvvisazione: vita allo stato puro è Pinocchio! Ansia di conoscere, fare, sperimentare: movimento incontenibile! Difficile da annichilire a un banco di scuola o dentro un vestito pulito, perché Pinocchio, nel bene e nel male, è il principe della disobbedienza. Provare, sbagliare, andare a zonzo, rubare, farsi abbindolare, perfino tradire rientra nel suo diritto di fare esperienza. Che privilegio enorme poterlo ascoltare, vederlo giocare, ridere, crescere, e poterlo accompagnare! Il viaggio inizia sgusciando via da casa, inizia con la menzogna e col tradimento del babbo addirittura. È un viaggio necessario: non perché Pinocchio debba normalizzarsi, diventare un bambino in carne e ossa come tutti gli altri. No! Il nostro Pinocchio è già un bambino, non ha bisogno di diventarlo. Piuttosto, se c’è una cosa che lui ha sempre desiderato è di avere un fratellino. Chissà se poi alla fine verrà accontentato… Lo scopriremo alla fine, quando il nostro amico fiorisce addirittura, com’è che dovrebbe accadere a ogni persona, e può finalmente fare ritorno alla sua casa-casina.